Viaggi

Potenze di due – da Recanati al Mar Baltico

Perché potenze di due ? Perché quest’anno (2019) la mia fidata 600 ha compiuto 16 anni ed io ne ho fatti 64. Quindi lei è una “due alla quarta” ed io sono un “due alla sesta”. Non ci succederà mai più, nella nostra vita, di essere due potenze di due. Per questo ho suggerito alla mia 600 di fare un bel viaggio insieme, solo lei e io. Lei ha accettato, come sempre. Poi mi ha chiesto: “dove andiamo ?” un po’ insospettita dal mio sguardo sognante… Io ho risposto: “si va in Finlandia, a Kokkola, che ci farebbe tanto bene, a tutti e due”. Lei mi ha risposto con quella sua voce rombante: “Te lo puoi levare dalla testa. Se mi porti fino a lì, io ci lascio le gomme e tu le penne”.

A questo punto è stato necessario trovare un compromesso. Dopo un tira e molla davanti al distributore, ci siamo accordati per il Mar Baltico. Non è tanto a nord, non è Kokkola, ma ci accontentiamo, per questa volta. Ecco la mia sedicenne (è legale) pronta per partire, dal nostro rifugio temporaneo in Recanati:

E questo è il “pannello di controllo”. Notate che l’orario è sbagliato, l’ho regolato poco dopo perché fosse tutto in ordine. Data e ora: 19 Ottobre 2019, 09:42 – si va…

Come sempre, preparo il mio navigatore Here – We Go con la prima tappa, il primo albergo da raggiungere. Di solito per “il nord” passo dal Brennero e mi fermo a dormire a Trento, ma questa volta ho deciso di fare la prima tappa a Varese. Ecco lo screenshot del percorso:

La ottimistica previsione del software ci dice che ci metteremo 5h e 17 min. Sia io che la 600 facciamo un sorrisetto da gente esperta. Sappiamo benissimo che ci metteremo di più, parecchio di più. Però, a noi piace così. Non abbiamo fretta, il tempo del viaggio serve a entrambi per riflettere. La radio è staccata perché consuma la batteria anche quando è spenta e lo scorso inverno, in Germania, la 600 non è stata capace di partire dopo una lunga sosta e ci è rimasta male. Allora abbiamo preso una batteria nuova e abbiamo staccato la radio. Se voglio musica mentre guido, canto io.

Il viaggio include numerosi cambiamenti climatici e per dirla in breve, partiamo col sole e arriviamo sotto un acquazzone… La 600, nella foto di sotto, non è sudata per la fatica, bensì inzuppata di pioggia!

Vado in hotel e sbaglio porta. L’ombrello ha qualche difficoltà a riaprirsi (io ho qualche difficoltà a riaprirlo, senza posare i borsoni sul bagnato), ma alla fine prendo la porta giusta e mi trovo nella Reception. Deve esserci un “casting” per qualcosa, perché ci sono in giro un bel po’ di belle ragazze e una signora fa ad alcune delle domande. Sento, mentre aspetto l’ascensore: “Lei è sposata?” e quella: “no”. Poi: “lei è fidanzata?” e quella: “quasi” e in quel momento un ragazzo che sta vicino a lei diventa tutto rosso. Ignoro il seguito, perché l’ascensore è arrivato ed io ci entro e raggiungo la mia stanza. Ecco dove dormo stanotte:

Prima di andare a dormire, vado a cena. Decido di muovermi a piedi perché il ristorante non è lontano, solo una decina di minuti. Arrivo presto ed è vuoto, ma dopo neanche un quarto d’ora si riempie di gente. Tutti gli ospiti allo stesso tavolo, e arrivano alla spicciolata! Così i camerieri sono costretti ad “allungare il tavolo” ogni cinque minuti. Arrivati alla parete del ristorante, fanno una deviazione, formando una elle. Praticamente gli ultimi arrivati sono a mezzo metro da me, che prima ero lontanissimo da tutti! Comunque, tornando a noi, mi portano una cotoletta alla milanese perfetta, grande quasi quanto una pizza, bassa, cotta a dovere. Bevo una birra ichnusa non filtrata, in bottiglia. Niente male. Non bevevo birra da un po’.

Rientrato in albergo vado subito a dormire, un po’ stanchino. Al risveglio, dalla finestra del corridoio do un’occhiata alla 600. Anche lei sembra aver dormito bene.

Come si può notare, la mia 600 è la macchina più performante, nel gruppo di quelle parcheggiate, in quanto a compattezza!


Bene, si riparte. La prossima tappa sarà Costanza, in Germania. Attraverserò la Svizzera senza far soste nemmeno per andare in bagno e far benzina! La Svizzera non ha l’Euro e io non ho franchi svizzeri e poi… è costosissima! Come al solito preparo l’itinerario con il navigatore. Eccolo qui:

Anche stavolta l’ottimismo è d’obbligo (per il software di navigazione). L’albergo dove sono diretto non è in città, ma a qualche chilometro, in un paesino turistico e residenziale (molto residenziale, case di recente costruzione e auto di lusso da tutte le parti). Non ci sono foto della 600 perché dorme al coperto, in garage. Ecco dove dormo io, invece. Non stupitevi degli hukulele appesi alle pareti (veri, ma credo che siano incollati al muro e non asportabili per una suonatina). L’albergo è in tema Hawaii e non so perché. Non ho provato neanche a chiedere lumi, sebbene incuriosito. Ho pensato: vicino al lago di Costanza, le Hawaii ? Boh, fatti suoi.

Il letto è “esotico”, ma abbastanza comodo. La struttura di canne (non pensate a male) però è un po’ rumorosa mentre ci si muove nel letto. Per arrivare agli interruttori stando a letto, bisogna fare stretching! Sono un po’ lontanucci. Forse gli hawaiani usano una cerbottana per colpire a distanza gli interruttori… Dato che sono arrivato con un po’ di sole, faccio un giro per scattare qualche foto. Niente di speciale. Per arrivare in posti con un bel panorama bisogna fare una bella scarpinata e il ritorno è in salita con una pendenza tale da stendere uno come me, poco allenato.

Come vedete, per la “popolazione locale” non è un problema farsela in bicicletta, ma io non mi sottoporrò a questo sano esercizio! Invece domani andrò a Costanza in macchina e farò una passeggiata in centro. Detto fatto, c’è scappato anche il pranzo in un ristorante vicino ai posti che vedete nelle foto sotto:


Dopo la veloce visita a Costanza, ho un momento di indecisione sulla prossima destinazione. Da Novembre 2018 a Giugno 2019 ho lavorato in Germania, a Mittweida. Potrei magari passare anche di lì, ma certo il viaggio si allunga un po’. Decido di prendermi un giorno per riflettere e inserisco nel navigatore una tappa “ibrida”, cioè buona sia per andare direttamente sul Baltico, sia per passare a Mittweida. Ovviamente non è una scelta molto saggia, ma è un “diversivo”. Mi serve per prendere tempo in attesa di una “illuminazione”. Ecco il percorso elaborato dal navigatore. Poca fatica…

Chiaramente, un viaggio breve. In prossimità dell’arrivo trovo una deviazione e non seguo più il navigatore perché in cima a una collina vedo un grande edificio con scritto sopra “Hotel” e ne deduco che quello sia un albergo. Certe volte sono particolarmente brillante. Entro e vado alla Reception dove parlo in inglese con una bella signora bruna. Lei mi risponde prima in inglese, poi mi fa: “Non vogliamo parlare in italiano?” lasciandomi esterrefatto. Sì, una italiana, di madrelingua. Ovviamente sono contentissimo di poter parlare in italiano, ma un po’ meno contento di sentire quello che mi dice. Ho sbagliato hotel. Quello dove mi trovo fa parte dello stesso gruppo, ma è panoramico e in collina, invece quello dove io ho la mia stanza riservata è poco distante, ma giù, proprio sull’autostrada (i camion, per entrarci, non devono nemmeno lasciare l’autostrada). Ovviamente sono dispiaciuto e faccio presente che per strada c’è un cartello con una barriera e un divieto di transito. Lei chiama una collega (in tedesco) e poi mi dice: “ci passi lo stesso”. Così faccio e in tre minuti arrivo al mio “vero” albergo. Reception veloce e pagamento immediato. Mi avvio verso la mia stanza…

Devo dire che percorrendo il corridoio deserto, temo per un attimo di veder arrivare un bambino su di un triciclo (cit. Shining) ma questo non avviene.Arrivo quindi in una bella stanza, molto spaziosa. Dalla finestra, notate, si vede anche la 600, così stanotte dormiremo davvero “vicini vicini”.

Dato che è presto, mi metto a guardare sul telefono le possibili alternative per la tappa successiva e gli alberghi disponibili. Poi vado a fare un giro nel negozio che c’è nella struttura. Praticamente, l’albergo contiene un ristorante self-service, un bar e uno shop. Fate conto di entrare in uno dei soliti posti in autostrada, con annesso albergo. Mi compro (a caro prezzo!) della birra e delle bottigliette di liquore piccole che sono tanto comuni in Germania. Prendo una specie di brandy (mi scusino i produttori di Brandy) che mi servirà per prendere sonno più facilmente, dopo la birra.

Torno in camera e sento uno strano ronzio. Mi accorgo che la finestra è aperta e da lì è entrato un grosso insetto che si è piazzato sul mio letto. Lo sospingo gentilmente fuori dal letto e poi lo pesto con la pantofola. Lo so, non si fa. Infatti, rialzandomi scopro nel comodino una copia della Bibbia… Pare fatto apposta. Mi pento di aver schiacciato l’insetto e vado a chiudere la finestra per evitare di peccare nuovamente.

Infine, si fa ora di cena. Al self-service, purtroppo, la signora che riempie i piatti non spiccica una parola d’inglese. Io segno con il dito la carne che voglio (una specie di spezzatino-gulash) e lei automaticamente mi aggiunge delle patate. Io dico: “nein, keine kartoffeln” dando dimostrazione di padronanza della linga tedesca (non so se significa davvero, no, niente patate) e lei fa una faccia strana e ributta giù le patate. Allora nel piatto dimezzato aggiunge della roba biancastra. Le chiedo se è verdura (gemuse) e lei dice: “Nein, nudeln” (pasta). Allora io: “nein, keine pasta” e lei ributta giù pure la pasta. Allora mi indica un vassoio dove ci sono carote, broccoli eccetera e io faccio il segno di pollice alzato. Ce l’abbiamo fatta. Poi prendo da bere, una bottiglietta di vino rosso e passo alla cassa. Mi dirigo verso la sala per trovare posto. Non è difficile, come si evince dalla foto sotto:

Faccio per aprire la bottiglia di vino e… sembra già aperta o il tappo è difettoso. Opto con ottimismo per il tappo difettoso (ma immagino la scena di qualcuno che riempie la bottiglia con avanzi di altre bottiglie) e mi verso il vino. La carne non è male e il vino è tedesco, ma tutto sommato mi riempio ugualmente la pancia e poi… me ne vado a dormire, sperando che la notte mi porti consiglio.


Nessun buon consiglio. Decido di rimanere “in zona” perché ho inviato una email al mio contatto presso una ditta che mi ha fatto un colloquio via Skype. Gli ho scritto che sono “a due passi” e che se vuole, posso andare di persona a far vedere cosa so fare. Quindi aspetto ancora un po’ e decido di spostarmi sul lato opposto del lago di Costanza, nella cittadina di Friedrichshafen. Ecco il percorso. Anche stavolta molto breve. Brutta cosa dover attendere gli eventi senza poter intervenire…

Viaggio breve, quindi. Arrivo presto, però la stanza è già pronta, fortunatamente. Salgo a lasciare i bagagli e faccio una foto “guardando dalla finestra” e vedo che anche questa volta la mia gloriosa 600 è in bella vista.

La stanza è comoda e pulita. Tanto pulita che per la prima volta, pur sapendo di soggiornare qui solo una notte, disfo le borse e metto tutto nell’armadio, che non ha un filo di polvere. Ho visto tanti alberghi curare poco la pulizia di armadi e cassetti, privilegiando “quello che si vede”, ma se vedo un cassetto non “lucido e specchiato”, non mi viene voglia di metterci dentro le mie cose. Ecco la stanza:

Passando sulla strada principale per arrivare qui, ho visto un cartello con la grossa K di Kaufland, una catena di grandi magazzini molto diffusa in Germania. Ci si trova da mangiare, ma anche roba di altro genere come abbigliamento (interno o esterno) di qualità non eccelsa, ma sufficiente per un viaggiatore che non si porti dietro la lavatrice. A tal proposito, la 600 mi ha detto: “no, la lavatrice non la portiamo” e ha minacciato di incrociare le gomme. Io, però, intendevo una lavatrice piccola, da campeggio! Poi lei si è addirittura infuriata quando ho proposto di avvitare uno stendipanni sul tettuccio! Scusate, ma se no, io dove lo stendo il bucato, in viaggio? Insomma, dopo una discussione sui panni stesi e “italiani, facciamoci sempre riconoscere”, ho lasciato perdere, per quieto vivere. Tornando al grande magazzino, ci si trovano anche tanti alcolici noti e meno noti. In Germania esistono versioni “mignon” di tantissimi liquori, in dosi da 20 a 100 cl. Mi collego al WiFi e vado a vedere sulla mappa quanto dista il Kaufland dall’albergo. Vedo che è molto vicino e decido di andarci a piedi. Lo raggiungo davvero in pochi minuti e mi tuffo nel familiare ambiente del grande magazzino. Quando sono stato in Germania per lavoro, ci andavo spesso, un po’ per fare spese, un po’ per vedere gente. Decido di comprare qualcosa da mangiare per le emergenze (carne in scatola) e qualche “genere di conforto”, cioè birra e bottigliette mignon. Uscendo dal grande magazzino, mi trovo (sempre nello stesso edificio) nella zona negozi, dove vedo un orologiaio. Ho trovato in garage, durante il mio ultimo “pellegrinaggio”, un mio vecchio orologio, ricevuto in regalo per la Cresima! Ho provato a caricarlo e…funziona. Solo, non c’è il cinturino. Quindi, visto l’orologiaio, mi sono fermato e ho chiesto se ne aveva uno. Ha tirato fuori una serie di cassetti con decine di cinturini e ne ho scelto uno. Poi gli ho detto se poteva montarlo sull’orologio. Gli ho detto anche di fare attenzione, perché l’orologio è molto vecchio. Lui mi ha risposto, piccato: “faccio queste cose tutti i giorni” e io ho sorriso e detto: “allora, ok”. Qualche minuto dopo mi ha ridato l’orologio e ho provato a indossarlo. Il problema è che il cinturino era montato alla rovescia… cioè vedevo l’orologio sul mio polso con le ore 12 in basso. Ho fatto notare la cosa all’esperto, il quale è diventato paonazzo e ha ripreso l’orologio per montare il cinturino dal lato giusto. Il prezzo che avevo visto nel cassettino era 12,90 Euro, ma mi ha fatto un conto di 14,90 Euro (forse per il montaggio?), ma non sono stato a discutere e gli ho augurato buona giornata. Ora indosso di nuovo un orologio (analogico) dopo anni in cui non l’ho mai portato. Nella foto sotto potete vedere il cinturino e alcuni dei generi di conforto. Notate anche la prolunga che mi porto in giro sempre, durante tutti i miei viaggi. Mi permette di usare il PC e di ricaricare più di un telefono per volta. Certe volte negli hotel non si sa chi ha fatto le predisposizioni elettriche…locazioni assurde per le prese, forse fatte in un mondo dove serviva solo la spina in bagno per il rasoio elettrico! Quel mondo non c’è più e alcuni hotel dovrebbero aggiornarsi. Non questo, questo è OK.

Si fa mattina, mi sveglio con un brutto presentimento e riaccendo il telefono. Mi preparo per andare a fare colazione. Ho preso l’abitudine di mangiare uova strapazzate e bacon, di mattina. Nei precedenti 63 anni, non l’avevo mai fatto. Devo dire che così mi sento sazio fino a ora di pranzo inoltrata. Non ho qui una bilancia (utile almeno quanto la lavatrice) e per questo non sono in grado di dire se sto ingrassando o no, però devo dire che questo tipo di colazione “English” mi piace. Poco dopo essere tornato in camera, ricevo una notifica sul cellulare. E’ una e-mail dell’ingegnere a cui ho proposto l’incontro di persona. Mi risponde che lui è assolutamente certo della mia competenza, ma che “ai piani alti” hanno deciso diversamente…

Va bene, tolti gli ultimi dubbi sull’intervista, decido di ripartire. Potrei andare direttamente a nord, ma allungherò un po’ la strada per andare a trovare gli ex-colleghi di lavoro a Mittweida (Sassonia – Germania). Ecco il nuovo itinerario:

Ho trovato un albergo a Frankenberg, molto vicino a Mittweida. La stanza è piccola, ma pulita e c’è tutto quel che serve. Nella foto sotto ho affiancato le immagini di prima e dopo la dormita.

C’è anche un bel parcheggio per la 600, che si riposa dopo una lunga “tappa”.

Decido di passare a trovare anche un amico che aveva un ristorante quando lavoravo a Mittweida e che ora si è trasferito in un paese vicino (Heinichen) e ha aperto un “take-away”. Sono contento di rivederlo. Luigi e Claudia sono una bella coppia. Bisticciano un po’, ma si vede che non sono mai arrabbiati. E’ come un gioco per loro… Luigi decide di farmi un grande regalo e mi cucina un filetto molto buono (della sua “riserva personale”), che mangio su uno dei due tavolini messi lì per chi aspetta il cibo “to take away”. Una sorpresa inaspettata e molto gradita! Ecco i miei amici (ho chiesto a Luigi il permesso di pubblicare la foto!):

Dopo la cena “a sorpresa”, me ne torno in albergo e vado a nanna. Al mattino scosto le tende e c’è una bellissima alba, con il cielo di un bel colore (le foto non rendono bene quei colori). Faccio un paio di foto ricordo e mi preparo a ripartire verso nord…

Quest’altra è un “collage” di due foto distinte:

Riparto quindi verso nord. La prossima destinazione è lontanuccia. Si tratta di un’isola di nome Fehmarn, che si raggiunge attraversando un ponte. Da quest’isola è possibile prendere un traghetto per arrivare in Danimarca (ma non lo farò, la 600 e io non vogliamo chiedere troppo alla fortuna). L’itinerario è questo:

Il viaggio è lunghetto. L’autostrada è piena di lavori in corso e ogni tratto con i lavori ha un limite di velocità di 80 Km/h e spesso di 60. Qui i limiti si rispettano. Per la prima volta, mentre percorro una strada alla velocità imposta dal limite, non mi sento in difetto. In Italia, se c’è un limite di 60 sull’autostrada (per lavori) e voi davvero andate a 60, come minimo un enorme camion vi si incolla dietro e comincia a lampeggiare furiosamente… Insomma, pian pianino si fa notte! Io di notte non guido volentieri, perché rimango abbagliato dai fari degli altri (la sindrome del gatto sulla strada), però con difficoltà e sbagliando due volte direzione “per accecamento”, arrivo finalmente in albergo.

Il check-in è facile e veloce, alla reception parlano inglese. Un signore dall’aspetto tipicamente nordico mi porta fino alla mia stanza che è in pratica un miniappartamento, ma a piano terra. Avete presente un classico Motel da film americano? Beh, così. Ci sono stanze anche al secondo piano, ma la mia è lì, proprio al piano terra.

Dove vedete le tende, ci sono la porta d’ingresso e la finestra. Per accendere la luce nella stanza, una volta aperta la porta, bisogna cercare l’interruttore, che non è proprio dove ti aspetti… Però il signore che mi ha accompagnato (pure lui ha difficoltà, in principio) la trova e accende, quindi, prima che vada via, gli chiedo dove si può andare a mangiare qualcosa. Bene, lì vicino c’è un ristorante / pizzeria con un nome italiano. Mi spiega, però, che i gestori sono greci! Va be’, ci capiremo. Io parlo il greco correntemente (bugia). La stanza è piccoletta, ma più che sufficiente. La vera sorpresa è la cucina, completa di tutto! A saperlo prima, avrei fatto la spesa e cucinato qualcosa (sono un cuoco provetto – seconda bugia). Ecco la stanza, davvero completa di tutto, tranne di un tavolo dove mangiare…

Ispezionato l’appartamento, mi vesto indossando anche il K-Way, vecchio di tanti di quegli anni che quando provo a chiudere la cerniera mi sta un pochino “attillato” (traduci: stretto da scoppiare). Me lo ricordavo largo! Non ho l’abbigliamento giusto. Qui fa freschetto, ma sono partito da Recanati in maglietta a maniche corte e qui, invece, indosso un maglioncino di lana con il collo alto. Credo che questa modello si chiami “lupetto”, ma non ne sono sicuro. Poi ho un secondo maglione con una cerniera (comodo da togliere e mettere) e infine il K-Way. Più o meno, tutto l’insieme dà l’effetto dell’omino Michelin, ma non m’importa. Mi avvio a piedi, la strada è un po’ buia e rischio di cadere a faccia avanti, ma alla fine vedo questo ristorante / pizzeria ed entro.

Il cameriere parla tedesco e greco. Io italiano e inglese. Quindi, non ci capiamo. Il cuoco (che è il padre del cameriere e gestore del locale) parla anche lui tedesco o greco, ma ha esperienza e così proviamo a capirci. Il ristorante è più che altro una pizzeria, ma io vorrei mangiare carne e so in tedesco “fleische” e lui conosce in italiano “scaloppine” e così con grande giubilo ci accordiamo per un piatto di scaloppine (ai funghi). Prendo anche una grande birra, tanto sono a piedi e non devo guidare. Anche stasera, si mangia… Sono l’unico avventore, non so se è tardi, se è presto o se questa è la norma. Non è stagione turistica… Finito di cenare me ne vado a nanna. La mattina mi sveglio e vado a far colazione e scatto una foto alla cara 600 (quella a sinistra), che ha dormito qui:

Di fronte alla porta del mio appartamento (ora che è giorno) vedo un bel prato e delle “sdraio”. Nonostante qui ora sia tutto “fuori stagione”, d’estate deve essere un bel posto. Quello che si cucina nell’appartamento, si può mangiare fuori.

Le casette che si vedono sullo sfondo, vengono affittate d’estate. Non credo che siano abitate in questa stagione perché non ho visto luci accese ieri. Faccio una foto anche di un’altra villetta che mi piace molto ed è sempre sul confine dell’albergo. Certo, il paragone di queste località balneari con quelle sull’Adriatico, non si può fare. Troppa differenza.

Ora, dopo colazione, vado a vederlo, questo mare! Il Baltico è un mare interno, ma differente dai nostri, data la latitudine (prendo ad esempio l’Adriatico, ma in fondo anche tutto il Mediterraneo è un mare interno).

Il mio amico Luigi, quando sono stato a trovarlo durante il viaggio, mi ha detto che se uno è fortunato (non credo sia il mio caso) può trovare sulle spiagge “l’oro del Baltico”, che non è altro che ambra o come la chiamano qui “Bernstein” (come il musicista). Se uno trova dell’ambra, magari con un insetto dentro, può diventare ricco. Ho poi saputo che la faccenda può presentare anche dei rischi, per la presenza di fosforo attivo nella pietra. Il fosforo in quella forma non fa bene alla salute! Ok, cerco sulla mappa una spiaggia e vado lì con la 600, quindi mi fermo e scendo a fare una passeggiata. Ecco la 600 e sullo sfondo il ponte che abbiamo attraversato (di notte) per arrivare sull’isola.

Con la mia App sullo smartphone (scritta per la ditta in Puglia dove ho lavorato lo scorso anno) prendo nota delle coordinate del posto:

Di seguito, varie foto scattate dalla spiaggia nelle due direzioni:

Il cielo si fa un po’ più scuro…

Vedo un gruppo di villette che mi ricordano un film, forse “Il promontorio della paura”, ma non sono sicuro:

E poi un raggio di sole mi convince a tentare un controluce:

Infine, fotografo il mare. Scuro e freddo e anche un po’ misterioso. C’è vento.

Se non facesse così freddo, mi bagnerei almeno i piedi, ma decido che il massimo che posso fare con questa temperatura è avvicinare un piede (con tanto di scarpa) all’acqua e questo è quello che faccio.

Questo è il punto più a nord di questo viaggio. Decido di lasciare l’isola e spostarmi in una città turistica sulla terraferma, appena un po’ più a sud.

In mattinata, organizzo la nuova tappa che mi porterà a Groemitz. Piccola nota: il nome della città si scrive con la o con l’umlaut (i due puntini sopra) ma una regola generale del tedesco “internazionale” dice che si può usare anche questa notazione. Il percorso è breve e il meteo non è male.

Prima di andare, decido di passare in un supermarket “Netto” (una nota catena di discount in Germania) per comprare alcuni generi di conforto. Trovo una bottiglia di whisky Ballantine’s “special edition” con una plastica bianco/blu intorno e la scritta “Hamburg” e la compro. Poi trovo dei biscotti che ricordano molto il gusto dei “mustaccioli” calabresi (non so quale sia il nome esatto) e dei quali sono molto goloso. Poi prendo un po’ di birra, cioccolata e le immancabili bottigliette di bevande alcoliche mignon. Vengo attirato da un liquore all’uovo, in bottiglietta ovviamente bianca e gialla. Decido di comprarlo e di provarlo la sera prima di dormire (ve lo anticipo qui: non è il massimo… brrrr). Vado alla cassa e la cassiera mi fa un sorriso, perché automaticamente parlo in inglese e capisce che sono “straniero”. Comunque, un sorriso fa sempre piacere! Esco e mi avvio verso la 600. Sto per inserire la chiave nella serratura quando vedo questo:

Si tratta, incredibile visto il freddo, di un’ape. Subito sorrido e faccio “pat-pat” sul tettuccio della 600. Le dico: “vedi? l’ape ha capito che sei un fiore!” e la 600 è contenta del complimento. L’ape (miracolosamente) vola via e la 600, all’avvio, fa una sgasata fuori ordinanza.

Dopo il consueto ritardo sulla tabella di marcia prevista dal software, arrivo a destinazione e faccio il check-in in albergo. C’è parcheggio appena fuori dal portone e nonostante io sia arrivato molto prima dell’orario tipico di check-in, la stanza è pronta e posso salire subito. Faccio prima una foto alla 600, però…

Vado quindi in camera. Non è niente male, c’è un grande televisore e soprattutto un ampio divano (io adoro i divani) e mi sento subito molto soddisfatto della scelta.

Ora vado a fare un giro. Il mare non è affatto distante, ci si arriva in cinque minuti a piedi. Tira un vento “importante” e io non ho portato con me il K-way, ma solo il maglioncino con la cerniera, che metto addosso immediatamente, tirando su la zip fino a fare un “collo alto”. I miei bei capelli bianchi sono cortissimi e quindi mi si gela la testa! Ho dimenticato anche il cappello… Spero di non prendermi un raffreddore e vado avanti. La spiaggia è lunga e molto ampia e vedo un lungo molo che finisce in mezzo al mare.

Queste strane strutture sulla spiaggia dovrebbero essere l’equivalente delle nostre sedie sdraio. Credo che siano fatte così per offrire riparo dal vento, che qui ho visto spirare incessantemente durante tutta la mia esperienza di viaggio. Decido di percorrere a piedi tutto questo lunghissimo molo.

Qui verso riva, il vento tira abbastanza forte, ma più in mezzo è davvero potente. Quando scatto le foto con lo smartphone ho paura che me lo strappi di mano!

Voglio arrivare fino in fondo e anche capire cos’è quell’affare strano che vedo a sinistra. Arrivo sotto l’insegna che accoglie i viaggiatori in arrivo con il traghetto. Ecco come si scrive!

Scendo una scaletta e arrivo proprio dove ci si imbarca. Davanti a me, un mare freddo e scuro, a perdita d’occhio.

Con la brezza (sì, altro che brezza… mezzo uragano!) che accarezza la mia testa, decido di tornare verso riva e fotografo più da vicino “lo strano oggetto”.

C’è un cartello dove è scritto “aperto” e dai meccanismi in vista (cremagliere) sul pilastro principale, deduco che possa salire e scendere e forse ruotare. Probabilmente i turisti ci salgono per fare foto panoramiche (al riparo dal vento!) boh. Comunque, per tutto il tempo in cui sono stato in città, non l’ho visto in funzione, quindi rimarrò con il dubbio.

A metà pontile, c’è un box per fare i biglietti,  immagino quelli per il traghetto. Non ha niente di speciale, ma visto che ho preso tutto ‘sto freddo, decido di fargli comunque una foto.

Ora faccio un giro in spiaggia. Anche qui, voglio vedere se trovo l’oro del Baltico e mi metto a passeggiare vicino alla riva, con lo sguardo che scruta ogni possibile sasso strano. Devo dire, però, che non sono stato molto scaltro, perché mi sono basato sulla brevissima descrizione di Luigi: “sono semitrasparenti e a volte dentro c’è qualcosa”. Quindi, guardo ogni pietra che abbia un minimo di trasparenza, ma non so davvero cosa cercare! Infatti non trovo niente… Trovo molta ossidiana, che conosco perché ne ho vista tanta nei miei viaggi alle isole Eolie. Ne deduco che anche qui, da qualche parte, deve esserci stato qualche vulcano e che deve aver eruttato un bel po’. Intanto, il sole sta calando e decido di tornare verso l’albergo.

Il lungomare è pieno di negozi e ristoranti e c’è anche molta gente in giro, ma aspetto un momento di “vuoto” per fare una foto.

Dietro questa fila di negozi, di notevole lunghezza, c’è una specie di terrapieno, alto più o meno 5 metri, che separa la zona residenziale da quella marina. Se ho capito bene, serve a proteggere le case da eventuali allagamenti, però se è così, non capisco chi protegga tutti questi negozi, che sono proprio sulla spiaggia. Una spiaggia ampia, sì, ma non infinita. Comunque, sul terrapieno in “seconda linea” c’è un marciapiede e la gente ci passeggia e va anche in bici. Io lo attraverso e passo attraverso una serie di casette basse.

Qui d’estate dev’esserci davvero tanta gente. Si tratta di una città assolutamente turistica. Vedo molte, molte, molte case in affitto e ce ne sono anche in costruzione. In estate dev’essere tipo Rimini!

Poi arrivo di nuovo all’albergo. La porta a vetri che vedete a destra è quella di un ristorante. Mi fermo a guardare il menù e decido che più tardi mangerò qui, invece che nei ristoranti lungo la spiaggia. Guardate, sforzando la vista, si scorge anche la 600!

In albergo accendo un po’ la TV e c’è un programma dove fanno vedere un artigiano tedesco che costruisce uno strumento musicale. I tedeschi sono bravi, ma i migliori liutai del mondo sono in Italia!

Ora ho davvero fame e vado al ristorante. Prendo un piatto di Gulash e una birra molto scura, davvero buona (anche la carne è ok). Nel ristorante ci sono molte sculture di legno, alcune davvero belle. La luce è poca, ma provo a fare una foto (la scultura è vicina alla finestra e rappresenta un marlin, credo).

Finito di cenare, me ne torno in albergo e faccio un po’ di zapping sulla TV. Trovo un canale che trasmette un episodio di “Star Wars” e non resisto, devo fare due foto al tv con i sottotitoli in tedesco. Ora sì che capisco tutto!

Provo il liquore all’uovo. Che saporaccio. Con disappunto apro la bottiglia “da collezione” di Ballantine’s per rifarmi la bocca. Risultato: sonno immediato.

Si fa mattina e decido di tornare in spiaggia, ma stavolta indosso il K-way (strettissimo) e un berretto di lana. Molto meglio! Il lungomare, di mattina presto, è davvero deserto.

Vado in spiaggia e vedo che c’è bassa marea. Il mare si è ritirato di parecchi metri, lasciando scoperti un bel po’ di sassi che ieri erano sott’acqua. Mi dico: “dai che trovi l’ambra, dai che la trovi” e cammino sui sassi, tra le pozze d’acqua. Le mie vecchie Geox sono davvero fantastiche. Nonostante io cammini praticamente sull’acqua (miracolo) i piedi sono ben asciutti.

Per capire di quanto è scesa l’acqua si può guardare il segno verde sulle rocce e sui pali di legno:

Come sempre, il vento è fortissimo. Ci sono però diverse persone che passeggiano sulla riva, anche loro con gli occhi fissi a terra. C’è anche un tipo che dalla spiaggia pilota un aquilone gigante, fatto come un paracadute, e gli fa fare delle giravolte pazzesche. Ho fatto un filmato, ma non lo metto qui sulla pagina. Magari poi lo salvo in rete e aggiungo un link per la visione. Passeggio e passeggio e qualcosa attira la mia attenzione, lì tra i sassi! E’ trasparente, tondo e c’è qualcosa dentro. Sono Ricco! Mi chino a raccoglierlo, è una biglia. Trovare una biglia su una spiaggia del Baltico è comunque una bella fortuna! Ho fatto una foto al “prezioso” ritrovamento. La terrò come portafortuna.

La bassa marea ha fregato alcune meduse, che si sono ritrovate spiaggiate. A vederne le dimensioni, viene il sospetto che a fare il bagno qui d’estate si debba essere molto guardinghi!

Beh, si è fatta ora di tornare in albergo, prendere la 600 e ripartire. Faccio una strada diversa per tornare indietro e passo vicino ad una casa in costruzione. Poco avanti scorgo una scena che mi fa pensare: “tutto il mondo è paese”…

Però, scommetto che entro domattina tutto sarà stato pulito!

Durante le varie passeggiate, ho scattato anche delle foto ai volatili che, con grande sforzo, cercavano di opporsi alla forza del vento. Rivedendole non ho resistito a fare dell’umorismo. Ecco una serie di immagini rielaborate, con l’intento di procurare qualche sorriso:


Bene, mi metto in macchina e parto. Comincia il viaggio di ritorno. Metà della sfida è andata bene. Siamo arrivati, la 600 ed io, fino al Baltico. Non abbiamo avuto contrattempi, né situazioni “sfortunate”, né altro. Tutto è andato liscio. Ce la faremo anche a tornare a casa? Speriamo di sì!

Decido per una tappa “breve”: meno di 300 Km. Ho prenotato una “GastHaus”, cioè un albergo con ristorante, a Giesen, poco a sud di Hannover. Ecco qui le previsioni del navigatore:

Ci metto un po’ di più del previsto, come al solito. Il tempo è un po’ nuvoloso all’inizio, ma poi rischiara e arrivo con il sereno. Tra le auto parcheggiate fuori vedete la mia 600, opportunamente segnalata!

In albergo, la stanza non è grandissima, ma è luminosa, accogliente e ben riscaldata (e dalla finestra si vede la 600). Ne approfitto per riposare un po’ fino all’ ora di cena. Nonostante la “GastHaus” sia di fianco a una via trafficata, il rumore non è per nulla eccessivo e si riposa bene. Al risveglio faccio il solito zapping sul TV e guardo le notizie (in italiano) sullo smartphone. Sia la scheda Iliad che quella Vodafone vanno in roaming dati senza problemi, mentre Kena no. Ho provato di tutto e in tutte le zone della Germania, l’ho abilitata al roaming con un apposito SMS, mi sono pure leggermente adirato, ma no, non fa il roaming, almeno per i dati, nonostante sembri farlo per il traffico voce. Usando il telefono con il wifi, vado a vedere la schermata dell’App proprietaria dell’operatore e vedo che il selettore roaming dati estero è attivo. Però non naviga… Va be’, ne ho altre due che funzionano, mi basta!

Si fa ora di cena e vado di sotto, al ristorante, cercando un posto dove sedermi. E’ affollato e di tavoli “da uno” non ce ne sono. La cameriera mi indica il bancone del bar e dice se voglio accomodarmi lì per mangiare. Vedo che ci sono anche altri “single” che lo fanno e così accetto, anche se è strano mangiare su uno sgabello alto un metro! Di fronte a me passano i vari boccali di birra che vengono svuotati dai numerosi ospiti.

Come potete vedere, qui il famoso “mezzo bicchiere di vino ai pasti” non si applica! Io pure prendo N (non vi dirò quante) birre rosse buonissime, e da mangiare un gulash (niente patate, per favore) squisito. Tanto buono che decido di fermarmi una notte in più per andare di nuovo lì a cena e riprendere ESATTAMENTE le stesse cose.

Vado a dormire e mi sveglio presto. Scendo per mangiare un’ottima colazione e quindi chiedo di prolungare il soggiorno. Non ci sono problemi. La giornata passa mooolto lentamente, perché me ne rimango in camera e non vado “in esplorazione” fuori. Una buona occasione per riposare. Si fa ora di cena e torno al ristorante. Tutto lo staff è cambiato! Per fortuna il cuoco no, perché chiedo lo stesso piatto del giorno precedente e poi esagero: ne chiedo una seconda porzione! Il numero di birre rimane invece uguale a quello di ieri. Mi avvio con la pancia piena, soddisfatto e satollo e vado a dormire. Domani si parte.


Però, ho una sensazione strana. Il cambiamento di staff da quello “pimpante” dell’altroieri a quello “efficiente, ma così così” di ieri, mi è sembrato un cattivo segnale. Mah, basta pensare a queste sciocchezze. La sfortuna non esiste (mento sapendo di mentire) e così preparo il nuovo itinerario. Ho deciso di tornare a Mittweida a salutare i colleghi che non ho visto all’andata e a riprendere gli occhiali da lettura che ho lasciato nella mia scrivania. Li ho lasciati perché ero sicuro di tornare a riprenderli, così come il lavoro. Gli occhiali li ho ripresi, il lavoro, no… Purtroppo! Ecco il nuovo percorso:

Entusiasmato dalla precedente esperienza in una “GastHaus”, ne ho prenotata un’altra in un paese vicinissimo a Mittweida: Burgstaedt (anche qui la a è con l’umlaut). Forse non ho guardato bene io, forse non c’era scritto, ma quando arrivo, abbastanza stanco, scopro che l’albergo è chiuso (così come il ristorante) di lunedì!

Sulla porta dell’albergo c’è un messaggio (rigidamente in tedesco) per gli ospiti che dice “ai gentili clienti” di telefonare a un certo numero o bussare a un campanello su una porta laterale dell’edificio. Opto per il campanello e busso un paio di volte. Nessuna risposta. Sono in anticipo sul check-in ufficiale, quindi penso: “qui non c’è nessuno, questo è il giorno di riposo e quelli… riposano”! Decido di anticipare la mia visita ai colleghi e vado fino a Mittweida. Lascio tutti i bagagli in macchina. Sono un po’ adirato. Anzi, adirato nero! Decido che se anche mi dovessero fregare tutto dalla 600 non ci farei caso e vado a trovare gli amici. Rivedo Klaus, che mi ha aiutato un sacco di volte nei primi tempi in Germania, con i problemi per il freddo e il ghiaccio (con la 600), cose a cui non ero abituato…

Finita la visita, salutati tutti, me ne torno in albergo, sperando di trovarlo aperto, finalmente! Busso di nuovo alla porticina laterale. Risponde qualcuno, hurrà! Viene giù una signora in tenuta tipicamente da casa (pantofole e cardigan) e mi spiega che è tutto chiuso, ma mi indica la mia stanza e come accedervi attraverso un cortile interno e poi salendo una scala a chiocciola (esterna) in metallo. La porta principale, come ho già spiegato, è sprangata perché è TUTTO CHIUSO. Lo capisci o no ? La stanza è minima. Costa molto poco, ma vale forse anche meno. Ho dormito in posti molto migliori per la stessa cifra o anche meno. La “forza” di questo posto è il ristorante e io sono andato a prendere proprio il giorno di chiusura! Sfortuna (no, disattenzione -no sfiga-). Ecco la mini-stanza:

Il bagno è grande poco più di quello di un camper, ma mi adatto. Siamo nella ex Germania dell’est e l’architettura dei palazzi nelle piazze centrali si somiglia un po’ dappertutto. Ecco cosa vedo “guardando dalla finestra”:

Questa è la piazza principale, la piazza del mercato. Si chiama così anche in altri paesi che ho visitato, per cui deduco che ogni piazza principale si chiami: “piazza del mercato” (non sono certo che questo sia un sillogismo, ma ci somiglia). Insomma, alle sei del pomeriggio è buio e scendo per fare una passeggiata e vedere se c’è un altro ristorante aperto. La piazza e i dintorni sono deserti (mancano solo i cespugli rotolanti, ma qui non c’è il clima giusto e tra l’altro fa davvero freddo stasera) e i due ristoranti raggiungibili a piedi sono entrambi chiusi (tutti in vacanza, il lunedì) però trovo il centro commerciale e ci entro. Compro scatolette di carne tipo la “spam” (era carne in scatola, prima di diventare una definizione per la posta indesiderata) e formaggini e quindi decido che mangerò queste cose indecenti nella mia stanzetta in albergo, ricorrendo talvolta a una “mignon” di liquore per dissipare la tristezza. Ho pensato anche di andare a trovare il mio amico del ristorante italiano, ma una rapida ricerca su internet mi ha confermato che anche lui, il lunedì, è chiuso! Okay, farò questa serata strana e domani partirò. Non mi piace come si mettono le cose. Lo so, avevo una possibilità su 7 di trovare chiuso, non è sfortuna. Diciamo che in un viaggio così lungo non può sempre andare tutto bene. Vado a dormire, sperando in un domani migliore…


Altro che domani migliore… Mi sveglio e scendo giù per colazione, sperando che l’albergo sia “sveglio”. Trovo la solita signora un pochino assonnata e comunque scocciata dalla presenza di un cliente dell’albergo che “vorrebbe” fare colazione. Di solito prendo uova strapazzate e bacon e così, dato che non vedo in giro questa prelibata opzione, chiedo alla signora, che mi dice che nulla di tutto ciò è nelle mie possibilità. Ovviamente, dopo la cena a base di scatolette, sono un po’ deluso e la mia faccia è emblematica. La signora, mossa a compassione, propone un piattino di affettati e formaggi, che accetto senza riserve. Mangio e pago e dentro di me mi riprometto di guardare “assai bene” i dettagli degli alberghi con ristorante, nei miei prossimi viaggi in Germania. Attenzione: in Germania di domenica è TUTTO CHIUSO ! Non sperate in un Lidl e nemmeno in un IKEA aperto. E’ semplicemente TUTTO CHIUSO. Se siete alle strette, infreddolito e affamato, provate in una chiesa o in un ristorante aperto, ma non dopo le nove di sera. Con un sentimento di incombente minaccia, preparo la prossima tappa che mi porterà a Norimberga. Albergo a 4 stelle, spero in un riscatto…

Arrivo e sono fuori città, ma non m’importa. Ho freddo e spero di riposarmi in una stanza calda con wifi veloce e poi andare a mangiare qualcosa per cena nel ristorante che è molto ben recensito da diversi viaggiatori. Il parcheggio è ampio, ma l’aria è gelida. Molto di più che in tutti i precedenti posti di questo viaggio. Alla reception vengo accolto con una sguardo tipo “ma chi è questo pezzente” e la cosa un po’ mi infastidisce. Sono un po’ dimesso nell’aspetto, lo riconosco, però un professionista (d’albergo) riconosce il viaggiatore anche quando è nascosto dietro umili bardature. La tipa no. E’ palese il suo disappunto per avere un “pezzente” nel suo 4 stelle. Non m’importa. Faccio il check-in e vado nella mia stanzetta.

Sono in mansarda. La stanza è minuscola e soprattutto FREDDA!. Provo a stendermi sul letto e andare in internet usando il wifi (le cui credenziali sono scritte sulla carta che mi hanno consegnato). Il letto è minuscolo e chiaramente non mi fa pensare a un 4 stelle.

Mi accorgo che i termosifoni sono freddi e che non esiste un sistema di gestione automatica della temperatura, in base a un noto dispositivo chiamato “termostato”. C’è una valvola sul termosifone che l’utente può regolare, in base ai propri desideri termici. Metto la manopola su 5 (il massimo) e aspetto, Passa il tempo, ma il termosifone è sempre freddo. Nel frattempo mi convinco del fatto che il wifi lì proprio non arriva e accendo la mia connessione in roaming per cercare un altro albergo. Questo non so come abbia avuto 4 stelle. E’ peggio di tanti a una stella dove sono passato, velocemente, in passato. Dopo aver trovato un altro albergo nelle vicinanze, scendo alla reception e chiedo cosa devo pagare per la mia sosta rapida e la receptionist con “la puzza sotto il naso” mi propone un’altra stanza. Nota bene: il costo della stanza mi è stato addebitato IN ANTICIPO al momento stesso della prenotazione. Questo è un problema di Booking: quando il pagamento è anticipato, ci DEVE essere un’icona molto più visibile che avverta il cliente che la carta di credito fornita come riferimento, verrà immediatamente caricata della spesa, senza se e senza ma. Non mi pare una cosa seria. La cosa mi lascia di stucco, perché io uso una carta di credito “ricaricabile” per queste operazioni “a garanzia” e di solito il credito disponibile è di poche decine di euro. La normalità è che uno paghi al mattino, con un’altra carta di credito senza limiti di spesa. La nuova stanza è un po’ meglio. La receptionist si infila ginocchioni sotto un tavolino e alza al massimo il pomello del riscaldamento. Dal punto dove mi trovo (vicino alla porta) il wifi riesce finalmente a collegarsi ad internet.

Appena solo, tiro fuori il computer e cerco di collegarmi a internet. Devo farmi spazio tra inutili elettrodomestici che dovrebbero darmi conforto…

Come si evince dal contesto, non si capisce a che cavolo serva un tavolino dove non è possibile neppure appoggiare un portatile. Forse, le stelle di questo albergo sono state elargite in base a un principio settario di un’accolita di odiatori seriali di tecnologia. Boh, a parte lo spazio risicato, il wifi non prende. Prende solo vicino alla porta della camera, se hai il telefono a circa un metro e mezzo di altezza. Come si fa a dare 4 stelle a un posto così ? Forse per il ristorante? Si è fatta ora di cena, ci vado…

Ambiente “old style”, poca gente. Il cameriere è giovane e parla un buon inglese. Mi faccio portare un filetto (180 gr teorici) “well done” e una bottiglia di vino “Primitivo di Puglia”, (appena sopra la sufficienza). Il filetto è cotto come si deve (non è facile fare un “well done” quando lo spessore della carne è consistente, ma questo è cotto “a puntino”). Dubito fortemente dei 180 gr, però… In accompagnamento ricevo una ciotolina minuscola con dell’insalata senza onore né gloria. Il conto, invece, è sostanzioso: 49,50 Euro. Lascio 5 euro di mancia al cameriere che parla un buon inglese, augurandogli di trovare un nuovo lavoro in un posto migliore. Mi guarda strano. Avrei dovuto risparmiare i 5 euro.

Vado a dormire. Mi sveglio alle sei del mattino. La stanza è GELIDA. Anche con la manopola del termosifone al massimo, c’è poco da fare. Il riscaldamento generale è stato spento… Sotto il piumone si sta bene, ma la testa è gelata! Prendo dalle valigie un cappello di lana, che non pensavo avrei mai usato, e me lo calco sulla testa. Così riesco a continuare a dormire. Che giornata (e nottata) da incubo…

La mattina mi sveglio e vado a fare colazione. Ne approfitto per fare una foto alla 600. Avrà avuto anche più freddo di quanto ne abbia avuto io. La vedo lì che mi aspetta, sicuramente anche lei non vede l’ora di andarsene da questo posto. Il peggior 4 stelle in 64 anni di vita e di viaggi.

Nota bene, il wifi non ha password, così tutte le connessioni verso il router principale sono in chiaro! Per andare su internet, invece, bisogna fornire le credenziali. Vedo diversi individui con un notebook sulle ginocchia che stazionano nella hall (si direbbe l’unico punto con un segnale wifi decente) e immagino quanti viaggiatori abbiano, sui loro dispositivi, porte aperte di ogni genere. Situazione pericolosa. Non collegatevi mai a wifi senza password. Rendete la vita difficile ai ladri di credenziali!


Mi sveglio, dopo una notte non quieta. Sono di pessimo umore. Non faccio nemmeno la doccia, ho ancora freddo. Mi avvio per la colazione. Nubi nere sorvolano il mio orizzonte. Invece no. La colazione è stupenda. Trovo un tavolo apparentemente libero (c’è solo mezza tazza vuota di qualcosa) e comincio a rifornirmi dei beni essenziali per la giornata: uova strapazzate con bacon, yoghurt, succo di frutta. Mentre mi rifornisco, al tavolo è arrivato un tipo che si è seduto davanti alla sua tazza. Il tavolo non era libero… Mi scuso con il tedesco e lui dice che va bene così, quindi continuiamo a far colazione senza altri incidenti. Le uova strapazzate sono buone e il bacon pure. Riprendo un po’ fiato… Il problema è sui bicchieri per il succo di frutta. Contengono al massimo la metà del succo che bevo di solito e quindi sono costretto a tornare “a rifornirmi” per ben tre volte. Il succo è di quelli che si vendono in confezioni da 1.5 litri al discount, niente di speciale. In alcuni alberghi a UNA stella, ho bevuto spremuta d’arancia “fresca”, in quantità ben oltre il quarto di litro. Comunque mi accontento, che tanto ormai la fregatura l’ho presa. Preparo la prossima tappa. Tornerò a Costanza, ancora in Germania, ma a un tiro di schioppo dalla Svizzera.

Arrivo e ho subito una buona impressione. Check-in facile, alla reception ci sono un ragazzo e una ragazza. Parlano inglese e ci intendiamo facilmente. La 600 è parcheggiata proprio davanti l’hotel e c’è anche una fermata dell’autobus per chi vuole andare in centro. Mi danno una mappa della città e un ombrello con il logo dell’albergo. Mi indicano anche un ristorante italiano. Sono davvero gentili. Se dovessi tornare a Costanza, prenderei di certo, ancora, questo albergo. Questa è la stanza. Calda e accogliente.

In più, una piacevole sorpresa… C’è una vasca da bagno !

Non è una cosa comune in alberghi medio/piccoli! Sono piuttosto soddisfatto della mia scelta. Intento mi avvicino alla finestra e mi accorgo di un altro segno fortunato. C’è una coccinella! Strano, perché fa freddo (non in camera, ma fuori),

Purtroppo, questa volta, la 600 non è visibile dalla mia stanza. Si trova a destra dell’immagine che vedete, qui, non visibile né dal corridoio, né dalla mia stanza. Ma credetemi, è lì.

A sera, uso l’ombrello “sponsorizzato” e vado a piedi in questo ristorante italiano. Resto un po’ deluso. Entro dicendo “allora siete italiani!” e uno che forse è il titolare mi risponde -a mezza bocca-: sì siamo italiani, come se si vergognasse. Arriva una (bella) cameriera e le chiedo (in italiano) se posso ordinare “in italiano” e lei mi risponde: “no, mi spiace, non parlo italiano” -in tedesco- . Allora prendo il menù, dove ci sono tutti i nomi delle pietanze in italiano e le leggo (in italiano) quello che desidero mangiare, ma già ho tolto tre stelle al ristorante. Scusate, il menù è scritto in italiano e io devo ordinare il piatto scritto in italiano usando una pronuncia tedesca ? Mi pare una stronzata, scusate il francesismo. Comunque mangio, ma niente di speciale. Torno in albergo e alla reception c’è il ragazzo simpatico che c’era prima. Mi chiede come sia andata la mia cena. Gli rispondo che forse quegli italiani si sono dimenticati l’Italia e lui si fa una risata. Vado a dormire…


Al mattino, decido di provare l’ebbrezza della Svizzera! Guardo su Internet i prezzi degli alberghi in zona Zurigo e vedo che non sono affatto economici. Dopo aver scartato molte soluzioni, trovo un appartamento. Non un albergo, quindi, ma una stanza “indipendente”. Il check-in si fa tutto per via telematica. Non ci sarà nessuno ad accogliermi. Il prezzo è abbordabile e decido di provare. Non è Zurigo, però è vicino. Praticamente a due passi dall’aeroporto. Faccio la prenotazione e chiedo -per favore- di mandarmi le credenziali via email al più presto, dato che sono in roaming in Germania. Ovviamente se ne sbattono e non mi arriva nessuna email. Parto lo stesso e faccio questo percorso:

Prima di entrare in Svizzera, abilito un’opzione sulla scheda vodafone che mi darà, per 3 euro al giorno, la possibilità di “navigare” in Internet (200MB) e anche di telefonare e mandare sms. Purtroppo la Svizzera non è in europa (geograficamente, sì) e il roaming che si applica in molti Stati, qui non funziona. Mi è capitato, in passato, di vedere il credito telefonico prosciugato per aver dimenticato di disabilitare la scheda durante il transito. La soluzione Vodafone è tollerabile. So che spenderò 3 Euro al giorno e mi basterà per trovare un punto sotto copertura wifi. Il check-in è alle ore 15:00 e dato che questi sono svizzeri, la serratura a combinazione si attiverà esattamente alle ore 15:00, non un minuto prima. Quindi decido di andare a mangiare qualcosa in una Steak-House molto affollata. Portano delle pietre “scottanti” su cui c’è un bel pezzo di carne cotto in modo “rare” e così ognuno può completare la cottura a proprio piacimento. Carne molto buona e apprezzo molto il pasto. Quindi torno a vedere se la porta si apre… Sì, si apre.

La stanza in sé non è male. Anche il bagno è buono. Il difetto principale è che è a piano terra e dalla finestra si vede solo un muretto di cemento (forse per questo la stanza ha un prezzo abbordabile). Decido che posso fare a meno di aprire la finestra… Anche il wifi è piuttosto scarso e questo sarà un problema per organizzare la prossima tappa. Il telefono “prende” solo appoggiato sulla maniglia della porta. Il secondo difetto è che non c’è nulla di interessante che si possa raggiungere a piedi, quindi dopo aver fatto qualche centinaio di metri di passeggiata “a zonzo” in una periferia ordinata, ma squallidina, me ne torno in camera. Ho deciso che domattina ripartirò per l’Italia e mi fermerò vicino Como, in un paesino dove sono già stato in passato. Non vedo Zurigo, anche perché ho tentato di prelevare dei contanti con la mia carta di credito e la “macchinetta” si è rifiutata di darmeli. Ho fatto presente la cosa ad un’impiegata della banca, ma anche lei non ha saputo aiutarmi. Non ho potuto sentire il frusciante rumore dei Franchi Svizzeri! Peccato…


Riesco a fare l’itinerario e a prenotare l’albergo dove sono già stato in passato, anche se devo stare in piedi e vicino alla porta per avere un segnale wifi sufficiente! La tappa non è brevissima, ma va bene così. Dopo diversi giorni tornerò in Italia, a Canzo.

Arrivo e mi danno una stanza diversa dalla solita, ma direi che mi è andata bene! Di solito avevo una singola, qui invece ho un bel lettone matrimoniale dove dormire comodo. La stanza è calda, il segnale wifi è ottimo. Viva l’Italia.

Mi riposo un po’ e poi vado a cena. La proprietaria dell’albergo è una cuoca eccellente e non ti porta mai un menù stampato, perché giorno dopo giorno decide cosa cucinare in base a quello che si trova a disposizione. C’è una certezza: qualsiasi cosa vi consiglierà di mangiare, sarà buonissima. Quest’anno, poi, l’enoteca si è notevolmente ingrandita, rispetto al passato e davvero si possono trovare vini di ogni regione. Mentre scrivevo la frase “l’enoteca si è ingrandita”, mi è venuto in mente un dettaglio simpatico. C’è un nuovo modello di portachiavi, per la chiave della stanza…

E se questi sono i tappi, figuratevi le bottiglie! Di sicuro, nessuno perde più la chiave, garantito… Dormo bene e si fa mattina. Apro la finestra e decido di restare ancora un giorno o due. Il posto è tranquillo, si può passeggiare per chilometri e poi (forse) verrà anche mia figlia a trovarmi e a cenare con me.

Quindi, dico alla 600 che può riposare un po’. Dobbiamo solo fare l’ultimo tratto per tornare a Recanati e ce la prenderemo comoda. La 600 riposa e si vede che apprezza la pausa. Ha un carattere molto calmo e io l’ho tenuta sotto pressione molto a lungo! Qui potrà rilassarsi e anch’io ne ho bisogno.


Beh, abbiamo riposato abbastanza. E’ ora di partire. Non prenoto il prossimo albergo perché sarò a Recanati e lì so come muovermi. La tappa è piuttosto lunga. Mentre sto per avviare il motore, mi ricordo che -poffarbacco- il mio “solito” albergo il lunedì è chiuso! Lì, se non avete prenotato prima, non entrate… Decido di tentare la sorte. Forse trovo aperto, chissà. Parto senza cercare alternative. Il percorso teorico andrebbe fino a Recanati, ma come vedete dalle immagini, c’è una tappa intermedia:

La strada è lunga e il lunedì sembra davvero trafficato, sull’autostrada. Quindi, mi concedo una breve sosta. La 600 ringrazia. Non avrebbe bisogno di questa sosta, dato che con un pieno è capace di fare 500 Km (a 90 Km/h di media), ma sono io ad essere un po’ stanco.

Siamo vicini a Modena. C’è un “Eataly” sull’autostrada. Non lo sapevo…Comunque guardo da fuori e non entro perché mi sembra tanto affollato. Riprendo la strada. Credo che arriverò col buio e non mi piace molto. La 600 ha i fari un po’ fiacchi e i miei occhi rimangono abbagliati facilmente dai fari altrui, tipico da gatto in tangenziale. Speriamo bene!

Infatti, arrivo con il buio. Non si verifica il caso fortunato (trovare aperto l’albergo) e quindi devo cercare in tutta fretta un altro posto. Cerco nei dintorni, ma non trovo niente che mi piaccia. Anche un secondo albergo vicino è chiuso! E che cavolo. Giro per un’ora tra le ridenti colline, abbagliato da diecimila fari e alla fine mi fermo sulla nazionale. C’è un albergo vicino a una discoteca. Il lunedì probabilmente è un giorno “fiacco”, quindi su internet c’è un buonissimo prezzo (per un 4 stelle) e così prenoto una singola dal parcheggio stesso e quindi mi presento alla reception.

Il personale davvero gentile e professionale. Chiedo se si può mangiare qualcosa. Sono le 22:30 . Il direttore lancia uno sguardo verso il ristorante e pare che non ci siano chances… Poi dice: “non possiamo mandare a dormire questo signore senza cena”! E fa organizzare un piatto di affettati (salumi e formaggi) con un abbondante calice di “Rosso Conero”. Mi è andata bene anche stavolta! Ceno e vado a dormire. Tutto perfetto. La mattina ho la sorpresa, al ristorante, di vedere una “cucina mobile” davanti ai tavoli e il cuoco mi prepara, davanti agli occhi, le mie “scrambled eggs with bacon”. Fantastiche! Che colazione. Sono soddisfattissimo. Esco e metto in moto. Recanati è vicinissima.

Arrivo a destinazione. Finalmente. Una foto al contachilometri…

Lascio a voi l’esercizio di sottrarre il valore che aveva alla partenza. Comunque, a occhio e croce, sono un bel po’ di Km. E’ andato tutto bene. Ora la 600 si mette “in posa” per il prossimo viaggio. Dove andremo ? Non importa, lei è sempre pronta!